MEDIAZIONE EMPORI
Un intervento di mediazione degli operatori è stato richiesto da un gruppo di proprietari di negozi “etnici”, che in seguito ad una annunciata ordinanza del Sindaco che avrebbe vietato la vendita di alcolici e la chiusura anticipata dei loro negozi (2008).
Si sono svolti all’interno del centro molti incontri di confronto e discussione sulle recenti ordinanze e i proprietari degli empori si sono impegnati nel farsi promotori attivi del miglioramento della zona nella lotta al degrado, in particolare sensibilizzando i propri clienti e i colleghi non presenti al tavolo di lavoro. È nata in questa sede l’idea di elaborare e proporre all’Amministrazione Comunale una proposta di protocollo d’intesa, che li ha visti attivi in prima persona, prima ancora dell’emissione dell’ordinanza del Sindaco, modificata in alcuni punti per rispondere al loro impegno.
In sede di valutazione e verifica del protocollo d’intesa dopo 6 mesi di attuazione, l’amministrazione ha poi deciso di non riproporla e proseguire con una ordinanza vera e propria, accogliendo solo in parte le sollecitazione dei negozianti.
Tuttavia nel corso degli anni le condizioni imposte dalle ordinanze sono via via migliorate per i negozianti, a dimostrazione del miglioramento della zona della stazione e in riconoscimento al loro impegno e contributo.
Oggi i negozianti possono rimanere aperti fino alle 21.00 di sera, vendere alcolici fino alle 20.00 e si impegnano a non far bere dentro i loro negozi.
Gli incontri con i Mediatori e l’osservazione comunque proseguono regolarmente.
Durante l’ultima riunione svolta (dicembre 2010) i negozianti hanno aderito al progetto “Adotta la vetrina” e hanno discusso la possibilità di costituire un unico magazzino, unire le proprie forze per ottenere prezzi migliori da parte dei loro fornitori, e unificare i prezzi di vendita ai clienti.
Il problema principale dei negozianti, con la crisi economica, è soprattutto di tipo economico: i clienti comprano sempre di meno e chiedono prezzi di favore. Spesso tra negozianti c’è malumore visto che ribassare i prezzi ai clienti rischia di creare una “guerra dei poveri” per accaparrarsi clienti ma ottenendo margini di guadagno troppo bassi.
I negozi gestiti da immigrati hanno suscitato disagi e grandi proteste anche nel quartiere S.Agata. Due negozi gestiti da donne nigeriane e soprattutto i comportamenti a volte incivili di alcuni clienti (mai fare di tutta l’erba un fascio!) sono finiti nell’occhio del ciclone, con tanto di bagarre politica e di titoli insistenti dei giornali.
CittA@ttiva è intervenuta promuovendo due incontri tra le negozianti e l’Assessore alla Sicurezza, e poi tra rappresentanti dei residenti e lo stesso Assessore, nel 2009. Un primo passo per permettere ad entrambi di essere ascoltati, e di prendersi alcuni impegni per la serenza convivenza nel quartiere. Un incontro diretto tra residenti e negozianti non è mai avvenuto: l’Amministrazione ha preferito evitarlo…
Anche nel quartiere S.Agata, dopo alcuni pesanti episodi di risse, si è scelto di indire alcune ordinanze che limitano l’apertura dei negozi e la vendita di alcolici.
CittA@ttiva ha inaugurato il progetto “Adotta la vetrina” in un negozio di S.Agata per provare a farne un punto di incontro e non di scontro tra persone e culture…

